Ad un paio di giorni dal voto, cresce la fibrillazione per la corsa alle presidenziali USA. Dopo tre faccia-a-faccia, le polemiche sui dati relativi al tasso di disoccupazione, e i danni provocati dall’uragano Sandy, la maggior parte dei sondaggi suggerisce che i due sfidanti sono alla pari, o addirittura che Romney è in leggero vantaggio. Tutti i commentatori concordano sul fatto che la battaglia si giocherà negli swing states, soprattutto Iowa, Wisconsin e Florida.

L’andamento del prediction market IEM organizzato dall’Università dell’Iowa (curioso, proprio uno degli swing states di cui sopra) ci dice invece che Obama sarà riconfermato alla Casa Bianca. Secondo le contrattazioni sul mercato “Winner-take-all” (in cui vengono trattate due securities, una che paga un dollaro nel caso in cui Obama vince e 0 altrimenti, e l’altra che paga un dollaro se Romney vince e 0 altrimenti), in cui i prezzi possono essere interpretati come la probabilità assegnata dal mercato ai due eventi, negli ultimi giorni Obama ha addirittura visto aumentare la propria probabilità di vittoria, che ieri era sopra il 70%.

Nel mercato “Vote-share” (in cui vengono scambiati contratti che pagheranno, il giorno dopo l’elezione, un payoff pari alla percentuale di voti che ciascun candidato avrà effettivamente preso), Obama viene stimato vincente con una percentuale totale del 51,5%.

L’IEM ha storicamente fatto un ottimo lavoro nel prevedere il risultato finale delle precedenti elezioni USA (vedi il capitolo 7 di questo libro, oltre alle fonti bibliografiche ivi citate). Attendo fiducioso anche questa volta. Poi con calma proverò anche a spiegare il perchè di questa magia (… notate la sicumera; ma anche se dovesse andare male sarà interessante lo stesso provare a guardarci dentro).

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