Torno sul tema affrontato nell’ultimo post per segnalare alcuni dati contenuti nel bollettino ABI di marzo 2012. Non ho trovato molto sulla stampa al riguardo: un pezzo sul dorso Finanza&Mercati (pag.47) del Sole24Ore del 24 marzo (che però non riesco a ritrovare in rete), e un po’ di lanci d’agenzia, tipo questo e questo. Vale la pena perciò mettere in evidenza alcuni aspetti.

Riporto per comodità due tabelle del bollettino, la prima relativa alla raccolta del sistema bancario italiano, la seconda relativa agli impieghi.

Partiamo dal lato della raccolta. Quella da depositi della clientela residente (i cosiddetti correntisti) è cresciuta nella prima metà del 2010 a tassi del 4/5% (che è grossomodo il tasso di crescita medio degli ultimi vent’anni); da lì in avanti i nuovi depositi hanno cominciato ad avere il segno meno davanti. La raccolta sul mercato obbligazionario si è rivelata nel frattempo un pochino più vivace (grazie anche ad una politica aggressiva di offerta di obbligazioni proprie alla clientela, come può testimoniare chiunque si sia recato presso uno sportello negli ultimi 12 mesi). Dal lato degli impieghi, la dinamica è stata praticamente piatta nei primi due mesi del 2012, più o meno come avveniva neilo stesso periodo del 2010. Mettendo assieme i dati, si vede come da settembre 2010 la differenza tra impieghi e raccolta (sempre comunque positiva, nel senso che gli impieghi superano sistematicamente la raccolta) si mantiene tra i 200 e i 250 miliardi di euro al mese.

Quella differenza di fondi le banche se la procurano normalmente sul mercato interbancario. Se questo non basta, o non funziona del tutto come accade spesso di recente, si ricorre ai prestiti della BCE. Se infine entrambe le fonti non dovessero bastare, semplicemente si smette di prestare. Ridate ora un’occhiata al grafico relativo alle fonti di difficoltà delle tesorerie degli istituti di credito nostrani nel procurarsi fondi, e capirete perchè da questo blog esprimo preoccupazioni sulla tenuta dal sistema nel medio periodo.

Un ultimo punto. Qui ho accennato al fatto che ci troviamo in una sorta di circolo vizioso. La BCE deve garantire liquidità (vedi le due tranche di LTRO) altrimenti le banche saltano, i tassi di interesse si mantengono di conseguenza molto bassi (l’Euribor a 3 mesi è oggi allo 0,77%), ma questo tende a comprimere la redditività, poichè i bassi tassi implicano margini bassi. La cosa è evidenziata nel seguente grafico, sempre disponibile sul bollettino ABI.

Come si può osservare, rispetto ai tempi delle vacche grasse (cioè fino a tutto il 2007), lo spread tra tassi attivi e tassi passivi applicato dalle banche (che corrisponde alla loro principale voce di ricavo) si è compresso in media di 100 punti base.

Qualcuno può veramente stupirsi e considerare non razionale il bollettino di guerra delle performance ad 1 anno dei relativi valori di borsa, che nello specifico recita così: Banca Carige -46%; Banco Popolare -40%; ISP -37%; MPS -58%; Ubi Banca -46%; Unicredit -69%?

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