Isabella Bufacchi ha colto in maniera lucidissima il vero nodo del fondo salva-stati (ESM) introdotto nel trattato a 25 firmato lunedì scorso: la procedura prevista per la sua attivazione (al di là dell’ammontare complessivo di risorse che ha a disposizione) è talmente farraginosa e lenta che – nel malaugurato caso in cui ce ne fosse veramente bisogno – non funzionerà, perchè sarà esso stesso fonte ulteriore di panico.
Come ricordato da Ricardo Caballero e Pablo Kurlat, qualsiasi crisi finanziaria ha delle cause di lungo periodo che generano squilibri striscianti, spesso non sintomatici, che improvvisamente si manifestano in maniera violenta a seguito di eventi apparentemente banali o insignificanti. Proprio come nel caso di un infarto cardiaco. L’analogia appare in tutta le sua evidenza nel grafico qui sotto, nel quale sono rappresentate le serie storiche degli spread tra i titoli di stato di alcuni paesi di Eurolandia (quelli spregiativamente soprannominati PIIGS) e i Bund tedeschi dal 1991 ad oggi. L’infarto appare all’improvviso a fine 2008, senza che nulla nel decennio precedente facesse prevedere quanto stava per accadere. Tutti sappiamo, con il senno del poi, quali squilibri e frodi si stavano accumulando, e che prima o poi i nodi sarebbero venuti al pettine. Ma quanti si fossero messi a fare i salutisti moralisti anche solo all’inizio del 2007, sarebbero stati seppelliti da un mare di risate di scherno.
E come nel caso di un infarto, tutti sappiamo che uno stile di vita sano (leggi disciplina di bilancio e riduzione dello stock di debito) aiuta a prevenire l’insorgere di problemi cardiaci. Ma sappiamo anche che quando l’infarto arriva (vita sana o no), se non c’è un intervento immediato (gli esperti indicano i primi quattro minuti dopo l’accadimento come quelli fondamentali) la vita del paziente è seriamente a rischio. Nel nostro caso, l’acquisto sul mercato secondario di titoli di stato da parte della BCE, a partire da agosto 2011, è stato l’equivalente del soccorso d’emergenza, in grado di stabilizzare la situazione in attesa di “cure” strutturali.
Il nuovo ESM (che sostituirà il vecchio EFSF, ma la sostanza è la stessa) è un macchinario lento, che richiede settimane intere se non mesi – spesi tra lettere di richiesta formale d’aiuto, riunioni dell’Eurogruppo, sottoscrizioni di memorandum of understanding, e chi più ne ha più ne metta – per arrivare ad una qualche decisione. E per allora la salute del paziente sostenibilità del bilancio pubblico potrebbe già essere stata irrimediabilmente compromessa, dato che tutti quelli che potevano scappare (vendendo titoli) già lo avranno fatto.
Già avere a disposizione un’ambulanza lenta non è il massimo, ma se poi a bordo non c’è nemmeno un defibrillatore allora siamo proprio nei guai.

Annunci