Alcuni giorni fa ho partecipato ad un convegno organizzato da una società di consulenza per festeggiare il proprio quarantennale di attività. Il tema proposto ai partecipanti al dibattito – quale futuro per il modello capitalistico – è sicuramente attuale e stimolante, soprattutto se letto alla luce dell’attività di protesta di vari movimenti di opinione, Occupy Wall Street su tutti (a proposito, OWA ha chiarito quali sono le sue proposte per riformare il sistema bancario; mi riprometto di tornarci su a breve per un commento).
Nel corso del mio intervento (trovate le slides qui) ho deciso di evidenziare due aspetti: 1) il dibattito in corso negli USA è stretto tra la necessità di liberare le migliori energie creative dopo anni di eccessiva regolamentazione pubblica (vedi ad esempio questo post), e la presunta perduta capacità del sistema di creare innovazioni radicali, in grado di cambiarci la vita (vedi qui e qui); 2) Quando si arriva al caso dell’Italia, non ci si può non soffermare sul grado di sclerosi del nostro sistema istituzionale, che rappresenta il vero freno alla crescita.
Giusto per rendere l’idea, riporto di seguito un paio di grafici tratti dal Worlwide Governance Indicators della Banca Mondiale (per l’anno 2010), in cui il colore identifica la performance dei paesi UE relativamente al controllo della corruzione da un lato, e all’obbedienza dei propri cittadini e delle proprie burocrazie alle leggi e al funzionamento della giustizia (rule of law) dall’altro. Qualsiasi commento al riguardo è superfluo.Ho l’impressione che di strada da fare, per raddrizzare questo malandato paese, ce ne sia ancora parecchia. Se poi taxisti, farmacisti, avvocati, notai, commercianti, benzinai, camionisti – ho dimenticato qualcuno? – cominciano a strapparsi le vesti appena si toccano gli interessi di categoria, mi sa che stiamo freschi.

Ah, dimenticavo. Siccome siamo abituati a non farci mancare nulla, in Veneto si sta consumando l’ennesimo conflitto di competenza tra istituzioni pubbliche. La vera chicca è però questa dichiarazione dell’Assessore Regionale Coppola: […] E poi non finirò mai di ribadire che le aperture selvagge non sono di certo a favore dei consumatori, né tanto meno dell’economia. In un momento come questo, di grande difficoltà per le famiglie, non è certo attraverso l’apertura indiscriminata che si stimolano i consumi“. Ma cosa avrà voluto dire? Misteriosa, ma impagabile!

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