Non se ne esce proprio. La BCE decide di inondare il sistema bancario europeo di liquidità (attorno ai 500 miliardi di euro, prestati a tre anni a fronte di qualsiasi tipo di carta, anche straccia, come collaterale), ma le banche continuano a parcheggiare praticamente tutto presso la BCE stessa, in attesa di tempi migliori. Se qualcuno aveva bisogno di prove ulteriori, è servito: questo è un esempio lampante di ciò che Keynes aveva in mente quando parlava di trappola della liquidità (qui la versione di Krugman), cioè una condizione nella quale le aspettative sono così pessimistiche che qualsiasi ammontare di liquidità non viene spesa ma trattenuta, in attesa di tempi migliori. Il problema del pavimento dei tassi nominali a zero non c’entra; in effetti, i tassi sull’interbancario sembrano essere scesi di un qualcosina (segno che il meccanismo di trasmissione, se tornasse la fiducia, non si è inceppato completamente) ma la liquidità rimane comunque tutta in casa, con buona pace delle imprese (assetate di credito) e dei governi emettitori di carta sovrana (idem come sopra). Sento in giro appelli di tutti i tipi; qualcuno mi sta pure bene (anche se in alcuni casi il vecchio motto di De Andrè mi torna alla mente), ma nessuno coglie a mio avviso il punto vero: fino a quando non cominceremo a risolvere il problema del necessario deleveraging del sistema bancario europeo continueremo a muoverci sul filo del rasoio: qualsiasi meccanismo di soluzione della crisi del debito – a maggior ragione se si pensa che la strada corretta sia quella di puntare sulla crescita nel breve e il consolidamento fiscale nel lungo (che condivido, sia inteso) – passa per un sistema finanziario in salute, con una leva sostenibile, con modelli di analisi e gestione dei rischi credibili, con fenomeni di azzardo morale e distorsione degli incentivi tenuti sotto controllo. La crisi è nata come crisi finanziaria, e come tale dovrà essere risolta. Mi fa specie osservare che di questo, nel dibattito italiano, praticamente non si parla. Proprio su questo mi riprometto invece di ragionare nei prossimi post.

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