avvocatoVa affrontato alla radice il problema di efficienza della giustizia civile: la durata stimata dei processi ordinari in primo grado supera i 1.000 giorni e colloca l’Italia al 157esimo posto su 183 paesi nelle graduatorie stilate dalla Banca Mondiale; l’incertezza che ne deriva è un fattore potente di attrito nel funzionamento dell’economia, oltre che di ingiustizia. Nostre stime indicano che la perdita annua di prodotto attribuibile ai difetti della nostra giustizia civile potrebbe giungere a un punto percentuale.
(Mario Draghi, 31.05.2011)

Nelle sue ultime Considerazioni Finali prima di assumere l’incarico di Governatore della BCE, Mario Draghi non le ha mandate a dire. Il passaggio appena citato è un esempio lampante di una delle vere riforme di cui avrebbe bisogno questo paese. Non essendo io esperto di tecnica giuridica, evito di lanciarmi in proposte. Mi limito ad alcune considerazioni al margine.
Se i processi durano troppo, è sicuramente anche perché di processi se ne fanno troppi. Gli italiani sono notoriamente un popolo che litiga su tutto, dal parcheggio sotto casa alla nuova linea TAV dietro l’angolo. Con oltre 6.000 cause ogni 100 mila abitanti, in Europa siamo secondi soltanto alla Bosnia (giusto per comparare, le cause ogni 100 mila abitanti sono attorno alle 1.800 in Francia e Spagna, e alle 660 in Germania). Poiché ogni volta che si litiga si attiva una forma particolare di domanda – la domanda di servizi della giustizia, in particolare di servizi di conciliazione giudiziale – diventa interessante chiedersi quali fattori impattano su tale domanda. È proprio quello che hanno fatto Amanda Carmignani e Silvia Giacomelli in questo simpatico lavoro, del quale riporto alcuni passaggi.

Al fine di esaminare le determinanti della domanda di giustizia in Italia e le rilevanti differenze territoriali evidenziate nell’analisi descrittiva è stata condotta un’analisi empirica su dati medi provinciali per il periodo 2000-05. Il modello stimato esprime il grado di litigiosità in funzione di una serie di variabili di natura socio-economica. La specificazione adottata è la seguente:

Litigiositài 01 reddi 2 concterri 3 capsoci 4 avvi i

 

dove i =1,…, N indica le province. La variabile dipendente (LITIGIOSITÀ) misura il numero di procedimenti di cognizione (totale procedimenti di cognizione ordinaria e in materia di lavoro e previdenza) sopravvenuti in primo grado per 100.000 abitanti. Le variabili inserite dal lato delle esplicative, individuate sulla base della letteratura empirica sul tema, tendono a catturare fattori socio-economici che dovrebbero influenzare la domanda di giustizia: il valore aggiunto pro capite (REDD), il grado di concentrazione territoriale della popolazione (CONCTERR)e il capitale sociale (CAPSOC). Si considera inoltre il numero di avvocati per 100.000 abitanti (AVV), quale proxy per la disponibilità di servizi legali. Tra le variabili di controllo sono incluse dummy di area geografica.

Perché chiamare in causa [scusate, il gioco di parole è stato una tentazione irresistibile 😉 ] proprio il numero degli avvocati?

Considerando il numero degli avvocati come proxy dell’intensità della concorrenza nel mercato dei servizi legali, da un punto di vista economico è possibile identificare due canali attraverso i quali tale variabile può incidere sulla litigiosità. In primo luogo, la maggiore concorrenza può portare a una riduzione del prezzo del servizio e quindi, a parità di altri fattori, rendere più conveniente in termini relativi intraprendere un’azione legale. In secondo luogo, come evidenzia la letteratura sui servizi professionali, i professionisti potrebbero rispondere alla accresciuta pressione concorrenziale con l’adozione di comportamenti volti a stimolare la domanda per i propri servizi, sfruttando le asimmetrie informative nel rapporto con i clienti. Gli incentivi a indurre la domanda sono più forti quando la struttura dei compensi dei professionisti non dipende dal risultato della prestazione, ma è determinata esclusivamente in base al carico di lavoro svolto (Polinsky e Rubinfeld, 2003). In Italia il metodo di remunerazione degli avvocati è basato sul numero e sulla tipologia di operazioni che il professionista pone in essere per lo svolgimento della causa (in relazione sia alla preparazione della causa sia alla partecipazione alle udienze).

 Voi cosa vi aspettereste? I risultati della stima sono questi riportati nella seguente tabella, dove la significatività statistica all’1%, 5% e 10% è rappresentata rispettivamente da 3, 2 e 1 asterischi.

avvocati
Il numero degli avvocati è una variabile che conta tantissimo, e con un effetto netto positivo sulla litigiosità. Vogliamo risolvere gran parte dei problemi della giustizia in Italia? Cominciamo con il lavorare su una seria riforma dell’ordine professionale, in modo da stimolare concorrenza vera, invece che comportamenti opportunistici, ché chi ben comincia è a metà dell’opera.

P.S. Dimenticavo. Ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente voluto.

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