Alcuni giorni fa due associazioni per la difesa dei consumatori (Federconsumatori e Adusbef) hanno emesso un comunicato congiunto per annunciare un fatto sensazionale:

Siamo di fronte alla “prova provata” del meccanismo della doppia velocità. Il petrolio, da settimane a questa parte, è in calo, di oltre il 12%. La benzina, invece, è praticamente ferma sempre sui livelli elevatissimi mai raggiunti prima (nemmeno quando nel luglio 2008 ci fu il picco di 147 Dollari al barile). È evidente che, nella determinazione del prezzo della benzina, qualcosa non va.

Il comunicato prosegue parlando di meccanismi “inspiegabili e misteriosi”. Qui c’è chiaramente lavoro per Henry Spearman.
Già un paio d’anni fa su NoisefromAmerika Andrea Moro aveva fatto vedere che la tesi della doppia velocità sembra non tenere, quando la si pone di fronte alla dura realtà dei dati. Come dichiarato dallo stesso Moro, l’evidenza era basata su un po’ di statistica descrittiva e di analisi nasometrica. Troppo poco, per controbattere alla “prova provata” di cui sopra.
Quattro miei studenti della LS in Finanza – Valentina Feroldi, Alessandro Villa, Manuel Azzoni e Mattia Cazzadori – hanno approfondito la questione con metodi un pochino più raffinati.  Si sono presi i dati su base mensile relativi al prezzo alla pompa della benzina, il prezzo alla pompa del gasolio, il prezzo al barile del petrolio grezzo (Brent) e il tasso di cambio Euro/Dollaro, per il periodo 2000:9 – 2010:10 (il project è stato chiuso a dicembre 2010). I dati, trasformati in logaritmi (motivi tecnici, sorry about that) sono questi qua.

serie_log
Tutte le serie storiche presentano un trend crescente nel tempo, e ciò suggerisce la possibilità che vi siano uno o più fattori comuni a guidarne la dinamica, in una sorta di sentiero di equilibrio di lungo periodo. Detto semplice semplice, i dati tendono a muoversi assieme, un po’ come un ubriaco che torna a casa dopo una sonora sbronza tenendo al guinzaglio il suo cane. Il cammino sarà tutt’altro che lineare, e cane e padrone potranno allontanarsi e riavvicinarsi varie volte durante il percorso. Ma la distanza massima tra i due è data dalla lunghezza del guinzaglio, che impedisce che ognuno se ne vada per conto suo.*
Lo zig-zagare lungo la relazione di lungo periodo dei nostro padrone ubriaco (il prezzo della benzina) e i suoi cani (il prezzo del gasolio, il prezzo del greggio e il cambio Euro/Dollaro), vista dall’alto, è rappresentata nella parte bassa della figura qui sotto.*

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Se dovesse valere la tesi della doppia velocità, i tempi di permanenza sopra lo zero dovrebbero essere sistematicamente più lunghi dei tempi di permanenza sotto lo zero (i cani dovrebbero correre sistematicamente di più in una direzione, e meno in un’altra, ma sempre la stessa). Ma le cose non stanno così.** Allontanarsi in una direzione o nell’altra è la stessa cosa; e i cani e il padrone, prima o poi, torneranno assieme. Dalle stime, quando si allontanano in seguito a qualche shock sul mercato petrolifero, ogni mese viene riassorbito il 41% della loro distanza. In altre parole, in tre mesi le cose tornano al loro posto. Che è poi quello che si osserva qui sotto (sono funzioni di impulso-risposta ottenute stimando un VAR).

irfQuello che interessa sono i primi due grafici della seconda colonna, che raccontano di quanto cresce il prezzo della benzina e del gasolio alla pompa (rispetto ai loro valori di lungo periodo) in seguito ad un aumento improvviso del prezzo del petrolio. Appare evidente che il carburante alla pompa risponde con un ritardo compreso tra 1 e 3 mesi. Poiché la stima è simmetrica, l’esercizio econometrico dice che la stessa cosa succede quando anche nel caso di una diminuzione del prezzo del petrolio.
A noi viene così. Se qualcuno ha evidenze alternative, o prove del fatto che questa volta è diverso, discutiamone. Se poi qualcuno ci vuole assumere nella fantomatica commissione istituzionale (ma esattamente, cosa vuol dire?) cui si fa riferimento nel comunicato, ce lo faccia sapere.

* Per gli addetti ai lavori, la faccio breve: le serie sono tutte I(1), e i test traccia e ME di Johansen segnalano inequivocabilmente 1 vettore di cointegrazione. La stima ECM è stata fatto utilizzando la procedura a due stadi di Engle-Granger, e nel primo stadio il vettore di cointegrazione è stato stimato con una metodologia DOLS. La discussione seguente riguarda i residui della stima al primo stadio.
** Rispetto ad una gaussiana, i dati segnalano una curtosi abbondantemente sopra 3, ma una skewness vicina allo zero.

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