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tpsMichele Boldrin è un economista con i controfiocchi. Mi piacciono le sue intuizioni, ne ammiro il rigore logico-matematico delle argomentazioni e imparo sempre un sacco di cose dai paper che scrive. Ma simpatico no, quello non posso dirlo. Non sto parlando di empatia personale, nemmeno ci siamo mai presentati. Sto parlando del tono inutilmente sprezzante e irritante che di solito usa quando blogga su NoiseFromAmerika. Alcune volte, però, devo proprio dargli ragione.

Qualche tempo fa (eravamo nel 2007) se l’era presa con il modello di funzionamento di una moderna economia di mercato che sembra avere in mente Tommaso Padoa Schioppa (TPS), che all’epoca faceva il Ministro del Tesoro nel secondo Governo Prodi. Il punto è presto detto: TPS è fermo a quello che la professione conosceva e diceva una quarantina d’anni fa. Il modello di riferimento è di stampo post-Keynesiano (poco male, fin qui; in economia la visione pre-analitica conta eccome, e ciascuna impostazione ha diritto di cittadinanza, almeno fino a quando non si dimostra palesemente falsa), vede la crescita economica esclusivamente come un fenomeno da domanda (e qui comincio ad avere dei problemi anch’io), e trascura completamente quanto negli ultimi decenni abbiamo imparato dalla ricerca economica nell’ambito della teoria della crescita endogena, cioè l’importanza dei rendimenti di scala, degli incentivi individuali e collettivi, del sistema istituzionale di riferimento, e in generale della struttura microeconomica dei mercati (questo francamente è inaccettabile, soprattutto se il tuo compito è quello di fare la politica economica) . È come se – fatte le debite proporzioni – il primario di un reparto di cardiologia continuasse ad operare (e facesse operare tutti i medici alle sue dipendenze) con le tecniche e gli strumenti in voga negli anni ’70. Se il paziente siete voi, alla fine vi può anche andare dritta ma credo vi chiedereste per quale caspita di motivo dovete rinunciare a tutto quanto la medicina moderna ha messo a disposizione dell’umanità solo perché chi vi opera ha smesso di studiare quarant’anni fa?

Beh, non solo Boldrin aveva ragione, ma questa nuova pontificazione (il tono enfatico non è mio, dopotutto, se l’occhiello che sovrasta l’intervista parla di “Le vie dello sviluppo”) del buon TPS lo mostra recidivo, e temo ormai irrecuperabile. Il modello di fondo resta lo stesso (date un’occhiata ai passaggi relativi ai diversi modelli di sviluppo dei paesi Asiatici e Occidentali: lì c’è domanda interna, qui no), con alcune chicche. Ne riporto una:

 

La crescita in sé non dovrebbe essere un obiettivo assoluto, ma non va nemmeno demonizzata, come alcuni giovani fanno. Bisogna parlare di crescita sostenibile: quella pre-crisi non lo era perché si poggiava su debiti crescenti e finanza avventurosa. Ora dobbiamo creare un percorso diverso, che tenga conto anche della sostenibilità ambientale, dell’uso delle risorse naturali, delle diseguaglianze sociali. La politica economica deve senz’altro proporsi un tasso di occupazione elevato, ma non è detto che questo si riassuma in un tasso di crescita elevato. Pensare che drogare il Pil sia l’unico modo per tornare a creare posti di lavoro può essere sbagliato.

 

Al di là del fatto che Beppe Grillo ha raggiunto i 60 e definirlo giovane è francamente ridicolo (anche se è più giovane di TPS, questo tecnicamente è vero …), provo a tradurre.

Messaggio alle future generazioni: chi vi ha preceduto ha speso e spanto a proprio piacimento, e a voi non restano che le briciole. Abbiamo saccheggiato l’ambiente, ridotto al lumicino le risorse non rinnovabili, e creato una società da schifo. Sorry ‘bout that! Comunque, già che ci siete, il conto pagatelo pure voi. Come? Beh, accontentandovi di quello che vi lasciamo, e magari ridistribuendolo un po’ meglio, se ci riuscite. Lavorare tutti per lavorare meno, questo dovrà essere il vostro slogan. Ma che non vi vengano in mente idee balzane come quelle di mettervi a studiare, a fare ricerca, innovazione tecnologica di prodotto e di processo, ad usare la vostra creatività e intelligenza, a innestare competitività sui mercati, insomma a crearvi un futuro di sviluppo, occupazione e tutela del mondo che vi circonda (naturale e sociale) generando produttività.

Per cortesia: se il futuro prossimo ci riserverà un cambio di governo (tecnico o no), che nessuno gli chieda il sacrificio di fare nuovamente il ministro.  

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