Alla fine il piano di salvataggio è arrivato. La promessa di circa 500 miliardi di euro da parte della UE, e altri 250 del FMI ha (parzialmente) tranquillizzato gli animi e i mercati circa l’immediato fallimento della Grecia, e l’estendersi del contagio agli altri paesi EMU a rischio. Una cosa è comunque chiara a tutti, e spinge a dire che in assenza di interventi strutturali la resa dei conti è solo rinviata: la situazione delle finanze pubbliche dei cosiddetti Piigs (vedi tabella). tabella piigs
Due considerazioni sul tema. La prima è che la cifra del piano di salvataggio è sicuramente molto alta (grosso modo, quanto serve perché i Piigs possano rifinanziare il proprio debito per i prossimi 3 anni senza che il settore privato debba sborsare un centesimo), ma è altrettanto vero che il cash allo stato attuale non c’è. Nessuno può dormire sonni tranquilli se si considera che una delle due gambe del piano, il FMI, ha in cassa per il periodo 2010/11 per tutte le sue attività di prestatore a livello mondiale meno di quanto promesso in caso di necessità alla sola EMU (circa 215 miliardi di euro), e che il nuovo strumento messo a punto dai governi dell’Eurozona può recuperare velocemente, in caso di necessità, circa 60 miliardi di euro. Se le cose precipitano, la pezza ce la dovrebbe mettere la BCE, comprando titoli di stato dei paesi sotto pressione, con buona pace di tutti i discorsi sulla sua indipendenza nella gestione della politica monetaria.
La seconda considerazione è che il problema del dissesto dei conti pubblici dei Piigs è veramente un problema dell’intera EMU. 02marsh-europeswebofdebtQuesto grafico pubblicato dal NYTimes (cliccateci sopra per andare alla pagina originaria) mostra la ragnatela di rapporti di debito/credito tra i paesi europei. Si tratta di dati BIS relativi al sistema bancario nel suo complesso. Poichè quando le banche si prestano denaro tra loro, le operazioni sono solitamente coperte da garanzie, e che queste garanzie sono in generale date da titoli di debito emessi dai governi nazionali, se dovesse saltare un paese Piigs questo comporterebbe una cascata di asset devaluations tra i sistemi bancari europei. Aggiungete al quadro i dati riportati qui: la quota di debito pubblico detenuta da investitori esteri è pari al 75% per il Portogallo, il 71% per l’Irlanda, il 43% per l’Italia, il 79% per la Grecia e il 47% per la Spagna. In tutti questi casi, gli investitori esteri sono per la grande maggioranza altri paesi EMU. Mai come in questo caso vale il vecchio detto: simul stabunt vel simul cadent.
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