Sono stato assente per vari motivi dal blog per alcuni mesi. Ora sono tornato. Prima di affrontare altri temi, credo sia necessario chiudere un ragionamento avviato a settembre 2009. Non mi sento affatto la vocazione del doomster, ma l’avviso ai naviganti lanciato alcuni mesi fa qualche fondamento ce l’aveva. Non tanto sulle prospettive dell’economia Cinese, che invece ha ripreso a correre ad una velocità pre-crisi, quanto su quello che sta accadendo più ad occidente. Nonostante la fine ufficiale della recessione e un rally sui mercati azionari che sta durando da una decina di mesi, la ripresa (soprattutto nella vecchia Europa) è ancora debole; siamo alle prese con una complicata fase di gestione dei disavanzi pubblici e con attacchi speculativi alle monete che rendono incerta qualsiasi exit strategy; le banche non hanno ancora finito di pulire i propri bilanci dalla montagna di titoli-spazzatura che avevano in pancia; e lo spettro di una jobless recovery si è materializzato. Avremo di che discutere…

Poiché l’ultima volta avevamo parlato di commercio internazionale, giusto per completezza riporto le serie storiche relative agli ultimi cinque anni di esportazioni (in miliardi di dollari, a prezzi correnti) delle tre principali aree mondiali: Europa (linea nera), Asia (linea rossa) e America del Nord (compreso il Messico) (linea blu). È interessante osservare due cose. La prima è che il punto di svolta per l’area Europa è intervenuto con un trimestre d’anticipo rispetto alle altre. Il prosciugamento totale di liquidità seguito al fallimento Lehman (settembre 2008) sembra essere stato più feroce nel vecchio continente (con i guasti dell’ultimo mese del trimestre a più che compensare quanto successo negli altri due) rispetto a quanto accaduto nel resto del mondo. Il secondo punto è che l’Europa sta continuando a perdere quote di mercato, in particolare a favore dell’Asia. Ho l’impressione che nei prossimi post si finirà a parlare di tassi di cambio …

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