Il recente interim assessment dell’OCSE (lo trovate qui) ha cominciato a spargere un po’ di ottimismo sulle prospettive di ripresa dell’economia mondiale. Tra i motivi alla base del cambio di opinione si segnala, tra le altre cose, che:

 

“[…] the inventory adjustment underway since the beginning of the year appears to have progressed to a point where inventory changes may no longer be a drag on growth and could add to it in the near term. Similarly, global trade appears to have reached a trough and is poised to accelerate as the economic recovery gathers strength and broadens in scope.”

 

world_tradePer comodità, riporto di seguito il grafico che esemplifica la seconda parte della citazione. Tenendo conto che il crollo del commercio internazionale è stato il principale meccanismo di trasmissione della crisi dai mercati finanziari e creditizi all’economia reale, il tema è particolarmente rilevante. Da questo punto di vista, tuttavia, un ulteriore indicatore suggerisce che con ogni probabilità è ancora troppo presto per affermare che il punto peggiore della grande crisi è alle spalle. Il grafico seguente riporta il valore del Baltic Dry Index (BDI), un indice delle tariffe di nolo delle grandi navi adibite al trasporto di materie prime sulle principali rotte mondiali, e che viene spesso utilizzato come un segnale anticipatore del ciclo.

 bdi

I primi sei mesi dell’anno hanno visto una sensibile ripresa dell’indice, trainato dal veloce processo di accumulazione di scorte di commodities da parte della Cina. Solo per rendere l’idea, si stima che a tutto luglio 2009 le importazioni Cinesi abbiano rappresentato il 55% del minerale di ferro e il 10% del carbone scambiato sui mercati internazionali. E ancora, la società di consulenza Cru International sostiene che nella prima parte dell’anno la Cina abbia accumulato 460mila tonnellate di rame in eccesso rispetto alle sue reali esigenze, di fatto impiegando una parte consistente del piano straordinario di interventi pubblici (587 miliardi di dollari) per dare corso ad una vera e propria scommessa speculativa. Negli ultimi mesi il processo sembra essersi bruscamente fermato. Un ulteriore aumento delle scorte rischia infatti di comportare tensioni di natura finanziaria per le grandi imprese Cinesi. Una prova indiretta di tutto ciò è che i nuovi prestiti concessi dal sistema bancario sono diminuiti a luglio, mese su mese, del 75%. E il tutto si è riflesso con immancabile precisione sul BDI.

Vero è che parte della diminuzione è da attribuire ad uno shock d’offerta, dato che la capacità di trasporto è aumenta di oltre il 20% in seguito al varo di nuove navi Capesize. Ma il timore che un disimpegno dell’intervento statale sulle principale economie mondiali a causa degli ingenti problemi di bilancio – la cosiddetta exit strategy – si possa accompagnare ad un nuovo, ulteriore rallentamento del commercio internazionale rimane più vivo che mai.    

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